sapienze remote incontrano soluzioni attuali
dal vigyana bhairava tantra alla flexicurity
settembre 18, 2006
giugno 20, 2006
Serpica Naro: la beffa dei precari contro il sistema moda
Posted by ajorn under partecipattiva[2] Comments
26 febbraio 2005: la prestigiosa Settimana della Moda di Milano volge al termine. Il piccolo mondo dello moda è in effervescenza e attende con impazienza la sfilata di una giovane creativa ancora sconosciuta, che farà parlar molto di sé. Poiché Serpica Naro, sedicente giovane, può vantare un profilo ideale per sedurre l’ambiente disincantato del lusso e dei media. Oltre alla sua giovinezza, questa “creatura rimbaldienne dell’alta moda” vanta infatti una doppia nazionalità anglo-nipponica, un cosmopolitismo alla moda che non può che piacere, e coltiva già con delizia l’arte della provocazione e dell’autopromozione.
Attraverso le sue creazioni, pretende di “render sexy” e nobilitare un nuovo modello di vita urbana, quello della precarietà! La sua collezione promette d’essere “fashion” e rivoluzionaria. Il suo slogan («We are the new class”) e le voci curiose sapientemente fatte trapelare ad arte dal suo ufficio stampa han poi fatto crescere la tensione. Serpica Naro, infatti, prima avrebbe tentato di affittare uno dei più importanti centri sociali della città per proporvi la sua sfilata, e successivamente avrebbe lanciato negli ambienti omosessuali un appello di reclutamento di persone affette dal virus dell’ HIV per fungere da mannequins . Scioccati da questo tentativo di banalizzazione, gli ambienti militanti e precari di Milano hanno quindi organizzato una contestazione per impedire la sfilata
Il giorno X le forze dell’ordine sono in febbrile attesa e dozzine di poliziotti presidiano il perimetro della manifestazione. Ma quando il corteo dei contestatori sfocia in prossimità della sfilata, i responsabili della DIGOS non credono ai propri occhi: le modelle della stilista e il suo addetto stampa fanno parte del gruppo dei manifestanti e uno dei partecipanti ha in mano il contratto di locazione del parcheggio dove è installato il tendone che accoglierà l’evento.
Basteranno alcuni minuti ai media presenti e al capo della polizia per realizzare che Serpica Naro non esiste, che è un anagramma di San Precario, il falso santo protettore dei precari inventato un anno prima dagli attivisti della crew Chainworkers. Ben reale invece la collezione di moda di Serpica Naro che viene presentata in un vero e proprio happening, rivelando creazioni per lo meno insolite come un modello destinato alle donne incinte che cercano di nascondere la loro gravidanza per evitare il licenziamento, una tuta da lavoro reversibile in pigiama per poter passare la notte in ufficio o ancora una divisa per chi lavora dentro il fast food la mattina e nel call center il pomeriggio. L’affaire avrà una grande eco tanto che il direttore della Camera della Moda, i cui uffici hanno ufficialmente accreditato la falsa stilista, sarà obbligato in seguito a scusarsi con i suoi sponsor, mentre più d’uno fra i più noti creatori di moda si ripropone di sfruttare l’opportunità comprando il nuovo brand.
La beffa, strumento del movimento sociale e dell’immaginario radicale
Dietro a questa beffa audace ed echeggiante- una delle azioni di disturbo politiche più sofisticate di questi ultimi anni – si nasconde effettivamente il primo movimento auto-organizzato dei precari dell'industria della moda. Per circa un mese, più di uno centinaio di piccole mani – che per la maggior parte fino ad allora a non avevano mai avuto un impegno politico – hanno contribuito attivamente alla sua preparazione. Poiché nel retro del fasto delle sfilate, delle top-model, delle star dello stile e dei miliardi di euro che rappresenta la moda nell'economia milanese, ci sono migliaia di precari, dipendenti saltuari per salari appena di cinque euro all'ora, che rendono possibile lo svolgimento quattro volte all'anno della famosa settimana della moda. Milano, capitale economica d’Italia e cuore dell’Impero mediatico politico di Silvio Berlusconi, sogna in effetti di fondare la sua fama internazionale attraverso l’industria del lusso. Tutto per detronizzare Parigi e ridare lustro all’immagine della città lombarda.
I budget municipali stanziati per la cultura sono stati decurtati drasticamente e le somme così risparmiate sono state reinvestite a sostegno del settore della moda. Monumento alla gloria della moda e del design, il progetto di una grande città della moda sulla base della speculazione finanziaria/fondiaria e della gentrificazione dei quartieri popolari sono all’ordine del giorno. Ma Milano è prima di tutto la precarietà a oltranza, dove circa i tre quarti dei minori di 35 anni lavorano sotto il regime dei contratti atipici, questo precariato messo in atto dalla destra, perpetrato dalla sinistra e in seguito consolidato sotto Berlusconi, ci dice Alex Foti, creatore della May Day Parade, il primo maggio alternativo dei “flexworkers” che ha riunito 120.000 partecipanti nella città l’anno scorso ed ha attecchito a macchia d’olio nelle numerose capitali europee.
Serpica Naro, come San Precario, sono nati per riscattare i precari dal loro isolamento e creare una forza rivendicatrice all’interno di quei mestieri dove è impossibile organizzarsi sindacalmente senza rischiare delle pesanti misure di ritorsione, aggiunge Zoe, grafica free-lance e altro pilastro del movimento. “Noi vogliamo precarizzare chi ci precarizza, e siccome è proprio il nostro isolamento che costituisce la loro forza, noi abbiamo scelto di ricorrere alla potenza del simbolico e dell’immaginario creando una figura libera e collettiva nella quale chiunque potesse incarnarsi senza perdere la propria specificità; un nome multiplo che permetta a ciascuno di agire preservando il suo anonimato” continua Zoe. “Per noi”, precisa ancora Zoe,”la beffa non costituisce il fine primario dell’azione.
La beffa non è altro che uno strumento tra tanti nel processo di creazione di immaginari radicali forti per costruire un movimento sociale fuori dai sindacati e dai partiti istituzionali, che non si sono nemmeno disturbati per la nostra situazione. Nel caso Serpica Naro, la beffa è stato senza dubbio il mezzo più adatto per far capire il nostro messaggio all’interno dell’ambiente molto particolare della moda, del design e della comunicazione. L’immagine un po’ puttaniera e molto controversa di Serpica è stata costruita per questo fine: sedurre un ambiente molto superficiale e comunque sottoporlo alla finzione della trasgressione, e allo stesso tempo mettere in scena un preteso antagonismo coi movimenti di protesta che abbiamo cercato di far passare per arcaici e retrogradi”.
Alle firme dell’alta moda che dispongono di budget colossali per la comunicazione, noi abbiamo dato dimostrazione, con qualche migliaia di euro soltanto (spesi essenzialmente per l’affitto e il riscaldamento della location della sfilata), che la settimana della moda non è così prestigiosa e che i nostri nemici hanno le loro debolezze. “In altri tempi, la nostra reazione avrebbe potuto essere quella di rompere delle vetrine. Quell’epoca ormai è passata e noi abbiamo scelto di rompere le vetrine dell’immagine, quelle di una Milano vampirizzata dalla moda”, conclude Frankie, un altro ideatoredi Serpica Naro.
Comincia il post beffa!
La cosa si sarebbe potuta concludere là, e il falso della Settimana della Moda alla fine sarebbe stato solo un’incursione mediatica effimera e senza conseguenze, se i suoi ispiratori non avessero cominciato ad estendere l’esperienza anche al di là della kermesse modaiola facendo ricorso ad altre forme d’azione, più concrete ma altrettanto creative. Dopo la beffa dell’anno scorso, almeno una trentina di persone, inserite nella fitta trama del movimento milanese, hanno infatti deciso di continuare ed arricchire il progetto costituendo quattro gruppi di lavoro. Uno di questi ha preso la forma di un atelier di moda che permette ai partecipanti di concepire e realizzare i propri capi d’abbigliamento. Un altro si occupa dello sviluppo del sito (www.serpicanaro.com) per farne una comunità dove i giovani stilisti possano condividere saperi ed esperienze, scambiarsi consigli e pratiche di auto produzione per diffondere il principio di un’economia fondata sul capitale sociale piuttosto che sul capitale finanziario.
Un terzo gruppo si concentra sulla preparazione delle azioni da realizzare durante le scadenze ufficiali. Serpica Naro quest’ anno ha scelto di non sfilare, per non ripetere le proprie gesta e per evitare di dare vita ad un rituale militante senza creatività. Ciononostante il gruppo continua a disturbare la Settimana della Moda con la propria presenza attivista. Prima vittima di quest anno: la nota casa di moda di Enrico Coveri che, resasi conto che il marchio Serpica Naro non era stato depositato a livello internazionale, ha deciso di impadronirsene registrandolo unilateralmente.
Ma mal gliene incolse! A fine Febbraio 2006 la sua sfilata milanese è stata infatti oggetto di un happening punitivo da parte dei precari che non hanno avuto difficoltà a metterne in ridicolo l’immagine negli ambienti della moda. Il quarto gruppo di lavoro, infine, si dedica specificamente ai temi della proprietà intellettuale e del libero accesso alla conoscenza. La posta in gioco è più che considerevole nell’universo del lusso e della moda dove molto spesso è la marca in sé stessa a costituire il valore di un’impresa e la ragione principale dei suoi margini di profitto. Ma la questione è del resto altrettanto centrale per Serpica Naro che, obbligata l’anno scorso a depositare il marchio per ottenere i permessi dalle autorità milanesi, non aveva alcuna intenzione di trovarsi inserita passivamente in quella logica commerciale che contesta radicalmente. Era quindi necessario fare di questa anomalia un punto di forza.
Ispirandosi ai principi che sottostanno allo sviluppo del software libero e all’esperienza acquisita dai loro amici danesi di Superflex , i promotori della stilista virtuale hanno così deciso di fare di Serpica Naro un marchio liberato, “una versione generosa del trademark, tutti coloro che vi si riconoscono possono parteciparvi, “un processo open-source” o ancora, come il refrain di una recente dichiarazione del gruppo “una produzione autonoma di senso, un metodo di condivisione, apertura pubblica dei ‘codici’, liberazione e messa in rete di competenze e intelligenze.” Concretamente il marchio Serpica Naro è adesso gestito attraverso una licenza collettiva inedita che prevede che ciascun prodotto con quel marchio e quel nome sia liberamente e gratuitamente riproducibile e modificabile. L’uso artigianale del marchio è totalmente libero, a condizione di mettere in condivisione i suoi utilizzi all’interno della community www.serpicanaro.com.
Il suo utilizzo a fini industriali è ugualmente aperto ma vincolato al rispetto dei principi enunciati nella licenza, dall’applicazione dei diritti del lavoro e sociali all’osservanza di alcune basilari regole etiche. Ormai vero e proprio ‘media sociale’ e ‘meta brand’, Serpica Naro comincia così a mettere in connessione una rete informale di persone e gruppi – sia in Italia che negli altri paesi europei – desiderosi di detournare il sistema di creazione della moda, spostandolo dai meccanismi produttivi e commerciali classici fondati sullo sfruttamento del lavoro ad un sistema fondato sull’intelligenza collettiva e sul desiderio di ciascuno. Autrice del falso originario che ha dato inizio ad un’autentica mobilitazione all’interno di un settore fino ad allora caratterizzato dall’assenza di antagonismo sociale, Serpica Naro è un caso raro ma emblematico di come l’intervento sull’immaginario possa produrre degli effetti concreti sul reale.
Traduzione a cura di SerpicaNaroCrew (articolo originale)
giugno 16, 2006
Scateniamol* subito
il micidiale gioco del GRANDE RASTRELLO funziona cosi': se ti trovi nel
posto sbagliato al momento sbagliato non importa quali siano le tue
responsabilita' personali, non importa il motivo per cui sei lì ad agire e
a protestare, quali ideali nobili sottende la tua presenza. Il grande
rastrello si muove ed inesorabile RASTRELLA con forza e decisione chiunque
incontri sul suo percorso: se non sei abbastanza agile, paraculo,
fortunato, sgamato, allora sei fritto: ti acchiappa nelle sue maglie e non
ti molla più.
Prove? Motivazioni circostanziate? Per detenzioni preventive di altrisoggetti diventano superflue, inutili. Il GRANDE RASTRELLO non ne habisogno, quelle servono solo per altri tipi di reati e per persone dialtro e alto spessore: falsi in bilancio, bancarotte fraudolente,
infanticidi di madri fotogeniche e carine… Li' si che non puoi
permetterti di detenere uno a caso, senza prove.
Da più di 3 mesi manca qualcuno nelle nostre vite, manca qualcuno nella
nostra quotidianità, manca qualcuno che dall'11 marzo è stato inghiottito
nelle maglie di una sistema giudiziario sempre più modellato sull'ideale
di uno stato distopico in cui le distinzioni tra poveri e ricchi, nativi e
migranti è sempre più accesa, e la criminalizzazione delle lotte sociali
si dimentica troppo facilmente dell'Art.18, 21 e 27 della Costituzione
Italiana richiamandosi ad un ipocrita appello all'ordine pubblico.
Da più di tre mesi ci mancano i vostri sorrisi, manca una quotidianita'
fatta di semplici gesti, manca la discussione, il gesto polemico, e la
soluzione collettiva.
Non bastano le lettere che ci scriviamo come non bastano i continui
pensieri che vi rivolgiamo, non bastano soprattutto a rifarvi tornare a
vivere.
Il 17 giugno saremo al corteo, per chiedere che quelle gabbie illegittime
che ancora vi tolgono dalla vita, vostra e collettiva, si aprano
definitivamente perché ci servono le vostre intelligenze, ci servono i
vostri corpi, e le vostre intenzioni: abbiamo bisogno di voi, adesso.
Scateniamol*
Chainworkers CreW
****************************************************
Scopri quanto è facile entrare nel Grande Rastrello
http://www1.autistici.org/granderastrello/
un progetto Dovevadoevado
in collaborazione con AMP, Chainworkers, Serpica Naro
****************************************************
giugno 8, 2006
lista di adesioni massa critica SCATENIAMOLI

[Black] Bike Bloc
A.S.S.O. Limoni
Action Libertaire Europeenne Bonghistes Cyclistes
Afro Padania Cyclo Ensemble
Anarcociclisti dadaisti
Arcidiocesi di Milano-Cardinal Tettamanzi
Arcigay-Arcilesbica "Il Cassero"
Associazione +bc
Associazione Culturale MaryPoppins
Assolombarda
Banner Bike Ensamble
Bar Bike
Beati Costruttori e Riparatori di Bici
Bici g8
Bike Liberation Front
BrugoleRosse
C.P.L.A.D.A.I.N.A. (comitato per l'abolizione dell'airbag
interno nelle automobili)
C.R.A.B. (Crostacei Resistenti degli Altipiani Basaltici)
Carta
Centro Recupero Cicli Abbandonati
Chiesa del subgenio
Chiesa di Plank
Chiesa di scientology
CIA – Cycling Intelligence Agency
Cicloffcina Macchia Rossa (Roma)
Ciclofficina A-ruota libera (citta' studi, milano)
Ciclofficina Barona (Milano)
Ciclofficina Brugola Rossa (Firenze)
Ciclofficina Centrale (Roma)
Ciclofficina Ciclocomio (Vicenza)
Ciclofficina Cielito Lindo (Bergamo)
Ciclofficina Don Chisciotte (Roma)
Ciclofficina Faenza
Ciclofficina I Ciclopi (Pavia)
Ciclofficina Nord Niguarda (Milano)
Ciclofficina Stecca (Milano)
Circolo Nautico "Madonna del Ghisallo"
Clan dei commercianti del mercatino natalizio di Piazza Graziano Predielis
Club Funcoology NO AUTOSTRADA
Club maestro Cassani
Collettivi riuniti "Larga la pezza stretta la via"
Collettivo Spatentati Mestrini "Ghe Sbocio!"
Colonna di Ciclo-Resistenza Giovanni Pesce
Comitato per la liberazione dell'ovonda
Comitato per la Salvaguardia delle Salite e delle Discese
Milanesi
Comitato Piazza Graziano Predielis già Piazza dei Mercanti
Confindustria
Confindustrial
Confraternita Devoti di Padre Pio, Patrono dei Ciclisti
Corporazione "estrattori e mescalina" sezione Bullona (MI)
CSM [GS!]
DadaCicloMailArtProject
Devoti di Santa Graziella
Dinero Gratis!
ECO- Everlasting Car Obstraction
Epicurei d'Assalto
ex-Ciclofficina Deposito Bulk (Milano)
Federazione Internazionale Ciclismo d'Avanguardia
Figli della brugola
Fronte di Liberazione dei Cortili Oppressi (di chiara
matrice anni 70)
Fronte InternAzionalista Ciclonico
Fronte Internazionalista Liberazione del Tapiro
Fronte Islamico Cicliste Autoimmuni
Fronte Liberazione Nani da Giardino
Graziano Predielis
Gruppo Nutrie Cicliste Impazzite
Gruppo Ufologico Ciclico
Guerrilla Gardeners
I Fissati Pentiti
I Pentiti Fissati
I.P.A. (Istituto di Psicogeografia Applicata)
Internazionale datterista
Istituto Scandinavo di Vandalismo Comparato
KPL Kollettivo Periferie Libere
Krikka Anarcociclista
KUV Kollettivo Uova Volanti
LUPIP (Laboratorio per la Provocazione dell'Immaginario
Popolare)
Lega Padana Bici
Liberi dissidenti dall'Associazione +bc
Lunga Marcia Ciclotimici – Ocio Ae Almonds
Luther Blissett
MIR
Movimento per un Bauhaus Immaginista
Mucycle Big Band
N.S.S.N. (Non Si Sa Niente)
NACI – No Automobil Club d'Italia
Nihil
Nucleo di Studio Neoista Psicografico
P2
Partito Bikescevico Veloruzionario
Partito per l'Abolizione Sempiterna della Fiat
PCC (Partito Ciclico Combattente)- Colonna Pesto
Piattaforma d'appoggio allo sciopero della fame di
clemente mastella (udeur)
Progetto Abbbominevole
Quarta Internazionale (sezione di Hong Kong)
Risate Rosse
rotafixa. societa' per azioni
Rotary Club Vicenza Est
Sacra Ruota Libera
Servi della Corona e della Pedivella
Sioux Cisalpini a sostegno di Riccardo Petrella
Toto' che visse due volte (supported by La Mafia)
TrogloCiclisti
TurnOffG8
Unità Deragliatori
Vigili del Fuoco NORCIA [Nucleo Operativo Recupero
Combusti Imprigionati Autoviari]

